Memorie storiche

Tratto da Memorie storiche sulla difesa dello Stelvio nel 1866 di Pietro Pedranzini
 
...Gli uomini che aveva seco, in generale pieni di ardore e ignari della posizione, delle circostanze e delle conseguenze di un attacco imprudente e sconsigliato, domandavano di discendere sopra il nemico che vedevano ritirarsi dai Bagni, senza attendere lo Zambelli, al che il Pedranzini non poté acconsentire; ordinò bensì al milite della Guardia nazionale di Bormio Pedrana Filippo, uno dei quattro che nei giorni precedenti eransi portati ad ispezionare il passo, e col quale avean fatto una certa qual conoscenza, di scendere colla massima prestezza al basso a sollecitare lo Zambelli alla salita, se ancora poteva essere in tempo. Il Pedrana obbedì all’istante, e si può dire che non discese, ma precipitò sopra i Gessini ove trovò tutti ancora intenti a riposare avendo quindi e quinci accomodati dei rami di pino per ripararsi dai raggi solari. Disse allo Zambelli che il Pedranzini era fortemente indignato contro di lui pel tanto tardare, dovesse immediatamente salire la roccia colla massima celerità se voleva essere in tempo a far qualche cosa, ché ritardando solo qualche minuto tutti gli Austriaci si sarebbero posti in salvo, ed essi sprecato senza alcun prò tante sollecitudini e fatiche. Veramente anche la guida e la Guardia nazionale Rainolter Pietro subito dopo la refezione del mattino, avendo già le milizie discretamente riposato, si fece ardito di dire allo Zambelli esser tempo di avviarsi per arrivare alla cima, sembrare il cammino corto, ma essere invece difficile e faticoso da richiedere per compirlo poco meno di tre ore; fugli risposto bruscamente saper esso gli ordini avuti e quindi dovesse tacere con simili impertinenze.

Quando però a nome del Pedranzini giunse il Pedrana a chiamarlo, convocati a consiglio gli altri ufficiali, dopo poche parole ciascuno avviossi al proprio destino: lo Zambelli, il Mosconi e il Dabbeni colle rispettive milizie per la vetta del monte Reit, il Salis e lo Steffanoni per Scalotta sopra i Bagni. La strada che doveva percorrere il Salis non era per verità né erta né pericolosa né lunga come quella che doveva fare lo Zambelli, ma tuttavia abbastanza lunga e sommamente disagevole, ed anche pericolosa avuto riguardo alla qualità dei soldati di ciascuno, quelli del Zambelli Guardie nazionali valtellinesi e bergamasche assuefatte alla montagna e scelte fra le migliori, così pure le Guardie doganali, per modo che poté senza relativo pericolo e con prestezza toccare il culmine; laddove essendo le milizie del Salis composte unicamente di volontari delle pianure lombarde, nella massima parte milanesi, giovani di cuore bensì ma tutt’altro che avvezzi a tali scabrosi cammini e per soprasello provvisti di scarpe che già prima di arrivare ai Gessini andavano a brandelli, ognuno può immaginare quale figura facessero nell’attraversare quei dirupi formati di massi d’ogni dimensione, informi, malfermi e taglienti che costituivano la massima parte dello spazio da percorrere dalla località dei Gessini fin sopra la località dei Bagni, dove il terreno sebbene erto e roccioso facevasi più compatto e sodo. A stento e con gran perdita di tempo e non senza pericoli, ché più d’uno nell’attraversare diversi franamenti sovrastanti al burrone della Valle di Campello vi sarebbe precipitato, qualora non fosse stato sorretto ed aiutato dalle guide bormiesi, poteva tirare avanti quella colonna quantunque alla testa coll’esempio e colle parole cercasse d’animare ognuno sforzandosi colle mani e colla sciabola di tracciare in qualche modo un’orma di sentiero lo stesso Salis. Ma ad onta di ogni premura e sforzo usato, egli non poté arrivare a tempo e partecipare all’attacco dei Bagni, ché il nemico erasi già ritirato. Ormai diversi della sua compagnia, smarriti fra i dirupi e sopraffatti dalla notte, rimasero su quei greppi sino al giorno dopo, alcuni poi avanzatisi sui ciglioni sopra i Bagni vecchi, vi rimasero anch’essi tutta la notte, e fatto giorno vedendo di non potersi da soli liberare da luoghi, per loro pericolosissimi, con quanta voce avevano chiesero aiuto, finché uditi dal basso, vennero spediti uomini pratici con corde a liberarli e condurli in salvo ...

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